01
Luglio
2025
01 Luglio 2025
Ultima tappa del progetto europeo ValueFacturing SMEs nella prestigiosa sede del Parlamento Europeo, a Bruxelles. Al termine dei 24 mesi previsti dal calendario operativo, in cui si sono succedute le tappe di promozione della valorizzazione del dialogo sociale come benessere aziendale, i partner hanno celebrato la chiusura con una conferenza alla presenza, tra gli altri, dell'europarlamentare Giorgio Gori.
Per Sergio Ventricelli, presidente di Confimi Puglia e vice presidente nazionale con delega a Università e Ricerca, relatore del panel moderato dalla ricercatrice di Adapt Diletta Porcheddu, "bisogna lavorare proficuamente attraverso il dialogo sociale, affinché sia alla base del benessere aziendale". Al termine, la direttrice della Fondazione Adapt Margherita Roiatti, ha esposto il decalogo, frutto del lavoro di due anni, che contribuirà a migliorare le pratiche di contrattazione collettiva e a rafforzare la competitività delle PMI all'interno delle catene del valore globali. Oltre a Confimi, capofila del progetto, ValueFacturing SMEs ha visto tra i protagonisti Confimi Digitale, Confimi Puglia e Confimi Bergamo oltre a FIM Lombardia, Fondazione ADAPT, European DIGITAL SME Alliance (BE), Camera di Commercio e Industria di Budapest (HU), Camera di Commercio e Industria di Tirana (AL) e altre organizzazioni associate, che sono parte attiva del progetto e contribuiscono alla sua realizzazione: VASAS (HU), FSPISH (AL), IndustriALL Europe (BE), Consiglio Regione Puglia (IT), FIM-CISL (IT).
20
Gennaio
2026
20 Gennaio 2026
"Auguri di buon lavoro al presidente Decaro e agli assessori. Siamo pronti a collaborare con le nostre competenze, mettendo al centro di tutto lo sviluppo economico regionale e il benessere delle imprese". Così il presidente di Confimi Puglia Sergio Ventricelli all'indomani della nomina della nuova giunta della Puglia. "A breve - conclude Ventricelli - chiederemo un incontro tematico, per evidenziare le nostre idee".
04
Dicembre
2025
04 Dicembre 2025
"Negli ultimi trent'anni le imprese manifatturiere sono calate di circa 250 mila unità. Per la prima volta in tredici anni, da quando è nata Confimi Industria, i nostri uffici ricevono chiamate di imprenditori che non chiedono come resistere, ma come organizzare la loro uscita dall'Italia" . Un fenomeno che ha anche un volto generazionale: "Quasi il 40% dei giovani industriali del nostro sistema – i nostri stessi figli – sta valutando di fondare la propria impresa all'estero. Non per crescita, ma per sopravvivenza. Questi dati inducono tutti noi e le forze politiche a fare serie riflessioni". Così, il presidente di Confimi Paolo Agnelli ha aperto i lavori a Roma dell'appuntamento annuale della Confederazione intitolato "Cara Energia...", confrontandosi con i ministri Giancarlo Giorgetti (Economia e Finanze) e Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy), intervenuti dopo il videomessaggio inviato agli imprenditori della manifattura italiana dalla presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni. Anche il Vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro del MASE Gilberto Pichetto Fratin, hanno voluto inviare un messaggio agli industriali di Confimi. Secondo Agnelli la causa principale di questa emorragia ha un nome: energia. "Un'impresa italiana paga l'energia 85,28 euro per MWh, oltre il triplo dei 25,45 euro della Francia. Un differenziale che compromette ogni possibilità di competere", ha denunciato il presidente di Confimi Industria. La Confederazione nel suo Manifesto per l'Energia, evidenzia come proposte: un intervento diretto dello Stato nel mercato energetico; la riduzione della fiscalità sull'energia; la revisione delle rendite delle società regolamentate; una politica estera energetica; il disaccoppiamento del costo dell'energia rinnovabile da quella fossile. Confimi ha poi ascoltato le proposte dei rappresentanti dei partiti in una tavola rotonda alla quale hanno partecipato, Maria Elena Boschi (IV), Marco Dreosto (Lega) Mariastella Gelmini (NM), Antonio Misiani (PD), Nicola Procaccini (FDI), Marco Rizzo (DSP), Luca Squeri (FI), Mario Turco (M5S), Giuseppe Zollino (AZ). L'obiettivo ultimo è salvare ciò che Agnelli definisce biodiversità industriale del Paese: l'impresa familiare, soprattutto PMI. "Un modello unico, radicato nel territorio, che guarda al lungo periodo e alle persone. Il nostro DNA economico. La stabilità dei conti pubblici non può mettere a rischio il tessuto manifatturiero che quei conti, in ultima analisi, li alimenta". Agnelli ha poi spiegato: "Non vogliamo andare via e non possiamo farlo. Rappresentiamo quelle piccole e medie imprese che quando tutti scappano, restano. Le nostre aziende non sono un codice in Borsa, ma hanno il nostro nome sulla porta. Per questo delocalizzare per noi non deve essere un'opzione, ma serve un tessuto adatto. Non abbiamo la verità in tasca, ma il nostro è il grido d'allarme di chi il lamierino in fabbrica lo calpesta tutti i giorni. Per questo mettiamo a disposizione del Governo e di tutte le forze politiche la nostra esperienza per un confronto costruttivo sugli interventi necessari a tutela del sistema-Paese".