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15 Ottobre 2020

CONFIMI MECCANICA, CAMBIO AL VERTICE

Lorenzin, nuovo presidente. Pellicola: "Lavoreremo assieme"

Confimi Meccanica ha un nuovo presidente, è Flavio Lorenzin già vicepresidente di Confimi Industria con delega alla PA e alla Semplificazione. Industriale vicentino e presidente della Lorenzin S.r.l., raccoglie il testimone da Riccardo Chini che ha guidato la categoria fin dalla sua istituzione. “Ringrazio la squadra di lavoro che mi ha preceduto – ha ricordato il neo presidente di Confimi Meccanica – mio compito e impegno sarà quello di dare vita a un nuovo percorso di relazioni industriali e sindacali che porti al rinnovo del contratto nazionale di categoria basato sul confronto e nell'interesse delle aziende che rappresentiamo". Il programma di lavoro presentato da Flavio Lorenzin per il prossimo triennio è piuttosto chiaro: “definiremo una strategia di promozione del nostro contratto costruendo da una parte un forte dialogo con i consulenti del lavoro e rafforzando dall'altro la valorizzazione dei suoi asset presso i nostri associati grazie al lavoro delle territoriali del sistema confederale”. Positivo il riscontro di Carlo Pellicola, presidente di Confimi Meccanica Puglia e componente il Consiglio Nazionale: "Ho già sentito il presidente Lorenzin. Lavoreremo assieme, per strutturare un'ulteriore percorso di crescita. La Puglia, continuerà a essere un importante cardine per l'intero sistema nazionale".

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19 Novembre 2020

VENTRICELLI, NUOVO VICE PRESIDENTE DI CONFIMI

“Un grande privilegio, che premia l'intero sistema industriale pugliese”

Barese, 45 anni, imprenditore nel settore degli allestimenti e della carpenteria edile, con interessi nella meccanica e nell’editoria, Sergio Ventricelli è neo vice presidente di Confimi Industria, la più importante confederazione industriale italiana privata, per la quale presiede la territoriale pugliese, nonché la categoria dell'Edilizia. Un riconoscimento firmato dal presidente confederale Paolo Agnelli, eletto per il terzo mandato durante l'assemblea nazionale del 12 novembre scorso, che lo ha voluto nella nuova giunta."E' un grande privilegio - dichiara Ventricelli -, che premia l'intero sistema industriale pugliese, capace di reagire con coraggio a un contesto socio-economico fuori da qualsiasi schema". Si riparte dall'industria, dunque. "Certamente sì - continua Ventricelli - da quell'industria felix, come amo definirla io, che ha fatto passi da gigante, anche nell'atten- zione riservata all'ambiente e nella responsabilità sociale, migliorando tutte le proprie per- formance. Un vasto arcipelago di talenti purissimi, che compongono la seconda manifattura europea, producendo e vendendo prodotti apprezzati in tutto il mondo, nonostante l'antica mancanza di un vero, autentico piano di sviluppo nazionale, che ne ha impoverito l'identità, il cosiddetto 'fatto in Italia', che dovrebbe godere di un assoluto riconoscimento internazionale". Ma come si fa? "Dobbiamo migliorare - continua ancora Ventricelli - le nostre performance finanziare e il nostro arricchimento tecnologico. Siamo tra i maggiori risparmiatori al mondo, dobbiamo imparare a dialogare anche col mercato azionario". A iniziare dalla Puglia, magari. "Certamente sì - prosegue Ventricelli, che per cinque anni ha presieduto Dialogoi, il Distretto Produttivo Pugliese della Industria Culturale, e coordinato le iniziative delle Camere di Commercio di Bari, Matera e Taranto, per “Matera Capitale della Cultura 2019” -, partendo da quello che c’è già, come il rilancio vero delle zone economiche speciali, assolutamente mal pensate. Bisognerebbe che tutta la Puglia, anzi l'intero Sud, potesse beneficiare di un’area vasta dove creare le condizioni per lo sviluppo strategico del territorio e il benessere dei suoi abitanti. E ancora, i nuovi tantissimi fondi dell’Unione Europea, un’opportunità imperdibile. Ma occorre avere il coraggio di puntare su pochi e ambiziosi progetti del tessuto industriale esistente, investendo sulle infrastrutture, favorendo connettività e innovazione. Quali sono le eccellenze e i fattori di crescita? Quali le migliori università? Una volta messi a punto questi elementi strutturali, la sfida va giocata e vinta. In questo percorso, Confimi si candida a promuovere l'interesse reale delle imprese, diffondendo e ampliando un sistema di rete culturale dove far coinvolgere, ricerca, innovazione, competenze e rappresentanza".

28 Luglio 2020

FERIE ESTIVE? SARANNO LE PIU DURE DI SEMPRE

Confimi: "Il 68% degli stabilimenti si ferma. Nessuna nuova commessa."

Il mercato è fermo o quasi e a renderlo manifesto sono i risultati dell’indagine che Confimi ha condotto nei giorni scorsi intervistando gli imprenditori associati. Situazione allarmante per 1 imprenditore su 2: il 54% degli imprenditori infatti dalla fine del lockdown ha registrato commesse decisamente inferiori per numero e valore rispetto a quelle dello scorso anno. Ma c'è di più: il 16% delle aziende del manifatturiero infatti non ha avuto nuovi ordinativi dopo la riapertura, mentre solo il 3% dichiara nuove commesse ma solo dal mercato estero.
L'economia delle piccole e medie imprese nazionali non sembra vedere ancora la luce in fondo al tunnel: solo il 19% degli industriali infatti registra uno scostamento lieve rispetto al 2019 mentre uno sparuto segno “più” riguarda solo l’8% delle imprese.
Il centro studi della Confederazione del manifatturiero privato italiano evidenzia come, proprio a causa di un mercato per lo più fermo, il 68% delle aziende effettuerà in agosto la consueta chiusura estiva degli stabilimenti. A tenere tirate su le serrande sarà solo il 15% che, si legge nello studio, “spera in una ripresa”. Preoccupante invece il restante 17% che terrà aperte le fabbriche per presidiare il mercato in cerca di opportunità.
E le previsioni per l'autunno non sembrano lasciare molte speranze: secondo il centro studi di Confimi Industria infatti le imprese chiuderanno l'anno con una perdita media del fatturato del 25% (25,3%).
Inevitabile, anche a causa del blocco dei licenziamenti, il ricorso all'utilizzo degli ammortizzatori sociali: a farne uso è il 66% del campione d'indagine e riguardano in media il 60% dei dipendenti. Tre i settori con la maggiore incidenza di utilizzo: metalmeccanica, legno-arredo e tessile.
Nonostante l'ampio utilizzo degli ammortizzatori sociali, tanto che 1 imprenditore su 5 ne richiede l’estensione fino a fine anno, il 40% degli industriali intervistati ritiene che gli ammortizzatori sociali siano solo un'azione di tampone e chiede piuttosto che il Governo intervenga con politiche concrete per la riduzione del costo del lavoro.
Prosegue inoltre il ricorso allo smart working per quasi 1 lavoratore su 5: confermata infatti la difficoltà di conciliare il lavoro con la vita domestica essendo venute meno le abituali strutture per la gestione di bambini e anziani.
Sul versante credito invece, del 44% degli imprenditori che sono ricorsi alle misure varate dal governo sul tema della liquidità, poco più del 15% non ha ancora visto un solo euro mentre un altro 8% ha ricevuto i fondi richiesti ma diversi mesi dopo il completamento dell’iter burocratico.
Crisi di liquidità che in parte impatta anche sui pagamenti: l’83% degli industriali ha onorato le scadenza con i fornitori e solo il 17% è stato costretto a ridefinire nuove scadenze. Al contrario, se da una parte il 49% delle imprese si è vista pagare gli ordinativi dai propri clienti, dall’altra il 51% registra insoluti (14%) o richieste di un nuovo piano di scadenze.
Qui di seguito il pdf, con il grafico di riferimento.