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07 Giugno 2021

CONFIMI MECCANICA, ACCORDO PER IL RINNOVO DEL CCNL

Il Presidente Confimi Puglia Meccanica, Pellicola: "Primo passo".

"E' un primo passo". Così Carlo Pellicola, Presidente di Confimi Puglia Meccanica, dopo la sottoscrizione di quest'oggi a Roma, tra Confimi Meccanica e FIM-CISL e UILM-UIL dell'ipotesi di accordo, per il rinnovo del CCNL Confimi Impresa Meccanica applicabile alla piccola e media industria metalmeccanica, orafa e dell'installazione di impianti, scaduto il 31 maggio 2019. L'accordo, fatto salvo quanto eventualmente previsto per i singoli istituti, decorre dal 1° giugno 2021 e scade il 30 giugno 2023. In particolare, l'ipotesi di accordo prevede gli aumenti salariali, l'aggiornamento degli istituti contrattuali, quali il contratto a tempo determinato e il contratto Socrate, l'impegno a rivedere il sistema di inquadramento professionale (e l'abolizione della prima categoria a far data dal 1° gennaio 2022), una migliore definizione degli elementi della retribuzione (con l'introduzione dei flexible benefits), una disciplina completa sul lavoro agile ed altre migliorie, che saranno oggetto di analisi in una successiva circolare esplicativa.

ULTIME news

21 Aprile 2021

La sintesi del Documento di Economia e Finanza

Documento realizzato da Confimi con Consenso Europa

Confimi, Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italia e dell'Impresa Privata, in collaborazione con la società di consulenza pubblica in public affairs Consenso Europa, ha realizzato una scheda di sintesi relativa al Documento di Economia e Finanza (DEF). Qui di seguito il pdf, con il testo completo.
Scheda DEF_Confimi

26 Febbraio 2021

MODELLI DI SVILUPPO AL SUD? LI GENERINO I MERIDIONALI

L'opinione del responsabile del Centro Studi di Confimi Puglia, Canio Trione

Esiste, nell’animo di alcuni meridionali (come anche di altri italiani di ogni parte d’Italia) un istinto questuante. Sotto le più variegate forme riemerge periodicamente la richiesta di soldi. Addirittura si costituiscono movimenti politici al solo scopo di chiedere fette maggiori di spesa pubblica per il Sud. Per il Mezzogiorno la cosa è giustificata da decenni e decenni in cui a fronte di una fiscalità uguale per tutti gli italiani, al Sud si beneficiava e si beneficia di una frazione dei servizi che si erogano al Nord. Senza parlare dei risparmi letteralmente rastrellati al Sud e delle banche del Sud scippate ed ormai inesistenti. Quindi è innegabile che i meridionali abbiano un credito verso il resto del Paese. Ma dire solo questo è un ennesimo boomerang per il futuro della nostra economia perché qualunque spesa si faccia al Sud essa torna al Nord; se si costruisce una strada o una qualunque grande opera la spesa relativa va direttamente nelle casse delle imprese del Nord o del resto di Europa che realizzano quell’opera. Financo l’eventuale crescita dei redditi individuali che dovessero essere promossi, divenendo maggiori consumi andrebbero a premiare imprese di altre parti in quanto la propensione ad importare del Sud è elevata, non avendo noi qui i produttori dei beni di largo consumo o servizi finanziari (pensiamo alle automobili o ai telefonini o ai premi assicurativi o agli interessi sui mutui…); la stessa energia elettrica che produciamo la paghiamo producendo il relativo faraonico profitto e il gettito fuori dal sud mentre qui da noi rimane una frazione minima… come anche per il petrolio di cui siamo i maggiori produttori d’Europa dopo la Norvegia! Quindi spendere qui da noi danari provenienti da fuori significa lasciar perdurare lo stato di colonia in cui siamo. Contro l’interesse nostro e di tutta l’Italia e Europa. Peraltro il Sud non deve divenire il luogo in cui traferire le produzioni che al Nord non vogliono come si è rivelato per la siderurgia e altro. Serve che si individui un modello di sviluppo originale che solo noi possiamo elaborare. Che è una cosa molto, ma molto più complessa di cui leggiamo nelle richieste di percentuali maggiori di spesa pubblica. Il recovery è una buona opportunità che non va dispersa ma molto debole e approssimativa, quasi un balbettìo niente di più.