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27 Febbraio 2020

CONFIMI INTERVIENE SULL’EMERGENZA CORONAVIRUS

“Regole certe per gestione di lavoratori e mancata attività”

“Istituire canali privilegiati per le comunicazioni ufficiali e avviare tavoli di consulta permanente sia a livello centrale che regionale”. È una richiesta di chiarezza quella rivolta dal sistema industriale di Confimi alle istituzioni in occasione della partecipazione ai tavoli di confronto ministeriali strutturati in questi giorni per affrontare nel miglior modo possibile l’emergenza coronavirus. Il manifatturiero vuol prima di tutto mettere in sicurezza i lavoratori e le loro famiglie salvaguardando la salute delle persone e del sistema produttivo. Confimi, infatti, chiede che vengano indicati con precisione i comportamenti da adottare per i dipendenti coinvolti e per i restanti lavoratori delle singole aziende, e ancora, che sia indicato l’obbligo di sospendere i lavoratori che rientrano da zone a rischio ed evidenziare il divieto di mandarli in missione in quelle stesse zone, e infine, che venga indicato attivare lo smartworking. Un sistema produttivo che, con le ordinanze degli ultimi giorni, chiede la concessione di ammortizzatori sociali (CIGO o CIGS) non computabile dal calcolo normalmente richiesto per i lavoratori/aziende coinvolte e di poterli attivare senza la consultazione sindacale che in questa occasione sarebbe solo una lungaggine burocratica. Occhio di riguardo anche per i fornitori, per lo più artigiani, che operano nelle zone bollate come “rosse” e favorire loro la Cig in deroga. Confimi inoltre, in questo momento di forte incertezza circa le tempistiche, chiede si intervenga sul sistema creditizio e dei fornitori per bloccare la decorrenza dei pagamenti per il periodo di mancata attività. Un ultimo appello della confederazione di industriali va infine al buon senso: "si evitino speculazioni e si lavori collettivamente per facilitare la sicurezza di tutti".

ULTIME news

15 Ottobre 2020

CONFIMI MECCANICA, CAMBIO AL VERTICE

Lorenzin, nuovo presidente. Pellicola: "Lavoreremo assieme"

Confimi Meccanica ha un nuovo presidente, è Flavio Lorenzin già vicepresidente di Confimi Industria con delega alla PA e alla Semplificazione. Industriale vicentino e presidente della Lorenzin S.r.l., raccoglie il testimone da Riccardo Chini che ha guidato la categoria fin dalla sua istituzione. “Ringrazio la squadra di lavoro che mi ha preceduto – ha ricordato il neo presidente di Confimi Meccanica – mio compito e impegno sarà quello di dare vita a un nuovo percorso di relazioni industriali e sindacali che porti al rinnovo del contratto nazionale di categoria basato sul confronto e nell'interesse delle aziende che rappresentiamo". Il programma di lavoro presentato da Flavio Lorenzin per il prossimo triennio è piuttosto chiaro: “definiremo una strategia di promozione del nostro contratto costruendo da una parte un forte dialogo con i consulenti del lavoro e rafforzando dall'altro la valorizzazione dei suoi asset presso i nostri associati grazie al lavoro delle territoriali del sistema confederale”. Positivo il riscontro di Carlo Pellicola, presidente di Confimi Meccanica Puglia e componente il Consiglio Nazionale: "Ho già sentito il presidente Lorenzin. Lavoreremo assieme, per strutturare un'ulteriore percorso di crescita. La Puglia, continuerà a essere un importante cardine per l'intero sistema nazionale".

28 Luglio 2020

FERIE ESTIVE? SARANNO LE PIU DURE DI SEMPRE

Confimi: "Il 68% degli stabilimenti si ferma. Nessuna nuova commessa."

Il mercato è fermo o quasi e a renderlo manifesto sono i risultati dell’indagine che Confimi ha condotto nei giorni scorsi intervistando gli imprenditori associati. Situazione allarmante per 1 imprenditore su 2: il 54% degli imprenditori infatti dalla fine del lockdown ha registrato commesse decisamente inferiori per numero e valore rispetto a quelle dello scorso anno. Ma c'è di più: il 16% delle aziende del manifatturiero infatti non ha avuto nuovi ordinativi dopo la riapertura, mentre solo il 3% dichiara nuove commesse ma solo dal mercato estero.
L'economia delle piccole e medie imprese nazionali non sembra vedere ancora la luce in fondo al tunnel: solo il 19% degli industriali infatti registra uno scostamento lieve rispetto al 2019 mentre uno sparuto segno “più” riguarda solo l’8% delle imprese.
Il centro studi della Confederazione del manifatturiero privato italiano evidenzia come, proprio a causa di un mercato per lo più fermo, il 68% delle aziende effettuerà in agosto la consueta chiusura estiva degli stabilimenti. A tenere tirate su le serrande sarà solo il 15% che, si legge nello studio, “spera in una ripresa”. Preoccupante invece il restante 17% che terrà aperte le fabbriche per presidiare il mercato in cerca di opportunità.
E le previsioni per l'autunno non sembrano lasciare molte speranze: secondo il centro studi di Confimi Industria infatti le imprese chiuderanno l'anno con una perdita media del fatturato del 25% (25,3%).
Inevitabile, anche a causa del blocco dei licenziamenti, il ricorso all'utilizzo degli ammortizzatori sociali: a farne uso è il 66% del campione d'indagine e riguardano in media il 60% dei dipendenti. Tre i settori con la maggiore incidenza di utilizzo: metalmeccanica, legno-arredo e tessile.
Nonostante l'ampio utilizzo degli ammortizzatori sociali, tanto che 1 imprenditore su 5 ne richiede l’estensione fino a fine anno, il 40% degli industriali intervistati ritiene che gli ammortizzatori sociali siano solo un'azione di tampone e chiede piuttosto che il Governo intervenga con politiche concrete per la riduzione del costo del lavoro.
Prosegue inoltre il ricorso allo smart working per quasi 1 lavoratore su 5: confermata infatti la difficoltà di conciliare il lavoro con la vita domestica essendo venute meno le abituali strutture per la gestione di bambini e anziani.
Sul versante credito invece, del 44% degli imprenditori che sono ricorsi alle misure varate dal governo sul tema della liquidità, poco più del 15% non ha ancora visto un solo euro mentre un altro 8% ha ricevuto i fondi richiesti ma diversi mesi dopo il completamento dell’iter burocratico.
Crisi di liquidità che in parte impatta anche sui pagamenti: l’83% degli industriali ha onorato le scadenza con i fornitori e solo il 17% è stato costretto a ridefinire nuove scadenze. Al contrario, se da una parte il 49% delle imprese si è vista pagare gli ordinativi dai propri clienti, dall’altra il 51% registra insoluti (14%) o richieste di un nuovo piano di scadenze.
Qui di seguito il pdf, con il grafico di riferimento.